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Voci fuori (dal) campo | La storia dell’Hellas Fincantieri

Un’altra puntata di “Voci fuori (dal) campo” ci ha portato da Francesca Agostini, che ci ha raccontato la storia dell’Hellas Fincantieri, formazione del Campionato a 6 Giocatori UISP.

Come sta andando la stagione?

Bene, siamo molto contenti. Il campionato è molto competitivo. Essendo una squadra aziendale con i turni, nel momento in cui manca un giocatore siamo un pochino più penalizzati. Per esempio quando manca il portiere, che in un Campionato a 6 è molto importante. Ma stiamo difendendo il nostro posto alla grande”.

Qual è la storia della squadra?

Il circolo aziendale della Fincantieri partecipa da tantissimi anni ai campionati. C’è una tradizione che risale addirittura agli anni ‘60, si organizzano numerosi tornei. Quando io sono entrata dieci anni fa si partecipava già ai campionati UISP, negli ultimi quindici o vent’anni si è sempre fatto. Spesso l’abbiamo fatto anche con due squadre. Poi, sempre con UISP, facciamo il torneo aziendale con Ansaldo Energia da metà maggio a metà giugno. Essendoci questa tradizione, ci sono alcune persone che giocano da più tempo. Abbiamo un giocatore del 1961 e un altro del 2006, c’è più di una generazione di mezzo. Sono tutti dipendenti della Fincantieri o delle ditte d’appalto Fincantieri”.

Come vi trovate nel Campionato a 6?

Ci troviamo bene. L’obiettivo è quello di giocare a calcio e anche avere soddisfazioni a livello agonistico. Ma c’è anche quello della socializzazione tra dipendenti al di fuori dell’orario di lavoro, che è il motivo per cui noi partecipiamo a questi tornei. Un obiettivo da qui a fine stagione? Il campionato è abbastanza competitivo. Oltre alla prima, le altre sono tutte abbastanza ravvicinate. Siamo alla terza giornata di ritorno e abbiamo ancora una buona parte di campionato davanti, quindi ci sono le speranze di fare bene e raggiungere le qualificazioni per la fase finale. Al tempo stesso, quando si va a giocare poi si va a mangiare insieme. La socialità è importante. In più abbiamo una discreta integrazione tra italiani e stranieri perché spesso i ragazzi delle ditte d’appalto sono stranieri, quindi c’è anche questa inclusione che è un valore in più ed è fondamentale”.

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