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Voci fuori (dal) campo | Il racconto del Rensen Club

Nelle parole di Vittorio Vernazza, nell’ambito dell’ennesima puntata di “Voci fuori (dal) campo”, ripercorriamo la storia del Rensen Club, formazione che milita nel Campionato a 6 Giocatori UISP.

Come sta andando la stagione?

Questo è il primo anno che partecipiamo. Prima giocavamo a cinque tra di noi, piano piano ci è venuta la voglia di provare un campionato. Abbiamo messo insieme qualche ex giocatore e qualche d’uno con cui giocavamo da bambini, oltre a due ex pallanuotisti. L’abbiamo iniziato senza alcun tipo di ambizione, poi strada facendo ti viene un po’ l’acquolina in bocca di provarci e di entrare ai playoff”.

Con qualcuno giocavamo insieme da bambini – prosegue – mentre con altri ci siamo un po’ persi e ritrovati l’anno scorso tra di noi. E’ ritornata l’amicizia che già c’era, questa penso sia la cosa più importante. E’ venuto tutto un po’ così, abbiamo creato il nome, la squadra e le maglie”.

Come vi state trovando con il passaggio da Calcio a 5 a Calcio a 6?

Molto bene. Penso sia abbastanza difficile in quel campo, perché è corto quasi come un campo a cinque ma le porte sono più grandi. Diventa complicato perché appena perdi la palla l’avversario è davanti alla porta, devi correre e tante squadre lo fanno da tanti anni. Noi la prima volta non sapevamo neanche si potesse tirare da centrocampo, abbiamo preso subito gol perché non ci siamo messi in barriera e non ce lo aspettavamo. In più non conoscevamo l’avversario, anche se non li conosci nemmeno oggi perché si possono tesserare persone nuove. Anche noi abbiamo avuto defezioni per lavoro ed infortuni, siamo partiti con un’idea di squadra e poi ogni domenica è sempre diversa. Ma questo è anche il suo bello, se giochi con l’ultima in classifica non è scontato. In campo non sai chi stai affrontando, bisogna stare concentrati. Se hai cinque minuti di distrazioni rischi di prendere quattro o cinque gol e la partita gira. Bisogna stare attenti anche come stile di gioco, che è particolare. Ma è anche molto divertente, poi noi siamo vicini arrivando da Arenzano. L’avevamo scelto anche per questo, non eravamo particolarmente attrezzati per cercarci un campo di casa, mentre il Campionato a 6 si gioca tutto nello stesso campo. Soprattutto per il primo anno ci è venuta bene la vicinanza”.

Con l’organizzazione come vi state trovando?

Bene, fila tutto liscio. C’è il campo da ripristinare un po’ nella parte centrale, ma ha piovuto spesso e c’è un po’ di sfortuna. L’unica pecca sono le condizioni del terreno”.

Vi siete posti un obiettivo per la stagione?

Ci sono due strade. Il campionato va come deve andare, se riusciamo ad ottenere i playoff bene. Ma più che altro stiamo già pensando alla prossima stagione perché tanta gente si sta innamorando del progetto. Molti vorrebbero venire a giocare adesso, ma rischieremmo di snaturare la squadra iniziale e di far venire dieci o quindici persone. Abbiamo ‘chiuso il mercato’. L’obiettivo del prossimo anno, che è ambizioso ma vogliamo vedere se ci riusciamo, è quello di portare due squadre: una in un Campionato a 11 e una in un Campionato a 7 o a 6. Con UISP si può giocare in diversi campionati. Il progetto societario, se così si può definire, è ambizioso. Ci stiamo divertendo, vedo che c’è partecipazione anche adesso che siamo in tanti, con qualcuno rientrato da ferie e infortuni. Facciamo fatica a portare tutti, non si può neanche portare troppe persone e far giocare dieci minuti l’uno. Anche se il risultato ne risente, perché tante squadre portano dieci o undici persone, io preferisco arrivare lì quasi contati e giocare. Allora il prossimo anno se troviamo qualche sponsor potremmo provare a portare una squadra a 11 e una a 7 o a 6, vedendo un po’ come ci troviamo. Tante persone ci hanno chiesto di venire a giocare, ma io adesso devo dire anche dei no. Alcune persone anche forti, ma l’idea iniziale era quella di fare qualcosa tra di noi e vogliamo premiare il gruppo iniziale”.

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