Nel proseguire la nostra serie di interviste ci siamo messi in contatto con Rosario Germino, voce dello Zener So.Ra.Me., formazione in testa alla classifica del Campionato del Lavoratore Categoria 2. Ecco il suo racconto, che parte dal riferimento alle ultime sfide di fine girone di andata, prima fra tutte quella col Mizzli secondo in classifica.
Come è iniziata questa stagione?
“Cerchiamo di navigare nella parte alta della classifica da un po’ di anni. Ma quello che conta è avere lo spogliatoio solido e che la squadra sia compatta, deve essere un luogo di ritrovo. Poi l’appetito viene mangiando, quindi se finiamo la stagione come l’abbiamo iniziata ben venga”.
Come si è formata la squadra?
“Io mi sono unito quasi quindici anni fa. La squadra è nata nel 1992, una delle più longeve di UISP. E’ nata dalla voglia di alcuni studenti di ingegneria e l’hanno chiamata ‘Zener’, come il componente elettronico che c’’era sul libro di elettronica.
La squadra ha attraversato varie generazioni mantenendo intatto lo spirito originario. Ormai è il ritrovo stabile della settimana, il sabato è il luogo sacro: ci si vede prima al bar a Pontedecimo e poi ci si diverte tutti insieme”.
E’ sicuramente è un modo per stare insieme: ci sono persone che in altre vesti erano già presenti nel 1992?
“Negli anni ci siamo un po’ trasformati. Lo Zener di oggi è un insieme tra giovani e veterani, che sono quelli che portano avanti la carretta. C’è un’organizzazione dietro, una gestione anche amministrativa. Alcuni “vecchi” di allora, sono tra gli autori principali della squadra oggi. Una menzione per mister Totti, che c’è fin dagli inizi. Poi Santino, che è il tuttofare e continua a calcare il campo con grande soddisfazione. Poi Stefano Burlando, il segretario. Una menzione particolare a Giulione, grande persona e vero zeneriano, la cui scomparsa ci ha unito ancor di più. Tutti gli altri sono spesso ragazzi nuovi, entrati nella squadra negli ultimi anni per un ricambio generazionale. Abbiamo sempre cercato di evitare i fenomeni che ti fanno vincere la partita ma che portano malumore nello spogliatoio. Non parliamo di alti livelli, ma mantenere correttezza e spirito di squadra è fondamentale per mandare avanti questi progetti. Sono 30 anni che lo Zener c’è, è un modo per ritrovarci e staccare. Diventa una famiglia e non lo è tanto per dire. Ci sono ragazzi che vengono da fuori regione e la squadra diventa anche per loro un punto di ritrovo. Ci sono anche ragazzi dall’Ecuador, dal Mali o dal Senegal. Riusciamo a essere uniti per un unico obiettivo: giocare insieme, divertirci e trascorrere del tempo sano in gruppo. Il mio ruolo sta ormai scivolando lentamente dietro il campo. I vecchi devono dare sostegno ai nuovi. Una volta che entri in questa squadra ci rimani legato. Ci sono tanti ragazzi che sono con noi da più di dieci anni, il fiato e il fisico ci accompagnano sempre meno quindi cerchiamo di rigenerarci con nuovi elementi”.
Siete da tanti anni in UISP: come vi trovate e qual è il livello?
“Sempre molto ballerino in base se giochi venerdì o sabato, molti hanno impegni e da un giorno all’altro le squadre cambiano faccia. Ci sono squadre che in base ai giorni cambiano molto e bisognerebbe fare questo ragionamento tra andata e ritorno. Negli anni si vede l’aumento di ragazzi giovani che hanno meno voglia di allenarsi e nella possibilità di giocare una volta a settimana coltivano la passione. Quest’anno è estremamente livellato. Ormai ci conosciamo da tanti anni con tutte le squadre. Ci possono essere vecchie ruggini e vecchi attriti, ma a fine partita ci si vede e si beve una birra tutti insieme. Questo è lo spirito che ci deve essere e noi continueremo ad alimentarlo”.
Quali obiettivi vi siete posti per questa stagione?
“Se inizi a vincere le partite cresce l’entusiasmo. Lo alimenti anche nei gruppi Whatsapp durante la settimana, se inizi a perdere fai quasi fatica a trovare le undici persone da schierare. Quello che è successo a noi in questi anni è non aver perso mai l’entusiasmo. Non è mai mancata – nonostante stagioni problematiche – la compattezza del gruppo. I vecchi ci sono sempre e tifano i colori giallo-neri. L’obiettivo è quello di continuare a crescere e farlo con questo spirito, dobbiamo far sentire importanti tutti. Ovviamente ci sono giocatori calcisticamente più importanti, però la cosa importante è far sentire tutti parte della famiglia, sia se finiscono sul tabellino sia se sono sugli spalti ad incitare la squadra. Il secondo obiettivo è quello di finire bene la stagione, io non ho mai vinto il campionato ma sarebbe bello raggiungere questo traguardo. Ovviamente è ancora presto, siamo a metà campionato”.
